How to become more creative

A BBC documentary worth watching if you are interested in neuropsychology or creativity 🙂

Horizon: The creative brain

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Goodbye Rita Levi Montalcini

Great scientist and a great woman.

Addio Rita Levi Montalcini. Veramente una grande scienziata e una grande donna.

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Paro, robot terapeutico per i malati di Alzheimer a Bergamo

Finalmente anche in Italia si inizia a sviluppare un interesse più diffuso per le terapie non farmacologiche per il sostegno di persone affette da demenza, come a esempio l’Alzheimer. PARO è un robot interattivo con le sembianze di una foca, creato da un’azienda giapponese. PARO è stato creato con il fine di ridurre lo stress della persona affetta da demenza e di chi si prende cura di quest’ultima. La foca simula l’integrazione tra paziente e chi si prende cura di lui, e è stato dimostrato che ha effetti rilassanti e motiva il paziente. (Per saperne di più: www.parorobots.com)

Video: Paro (L’eco di Bergamo)

Da L’eco di Bergamo del 28 novembre:

Come si aiutano gli anziani che soffrono di demenze senili, Alzheimer in primo luogo? Oltre ai farmaci, quali terapie si possono utilizzare? La Provincia di Bergamo è scesa in campo per una serie di lezioni sulle terapie non farmacologiche destinate ai direttori
e responsabili del personale di Residenze sanitarie assistenziali (Rsa, ovvero case di riposo) o Centri diurni integrati (Cdi) della Bergamasca ed è stato un successo: hanno partecipato 20 professionisti ed è stata messa in campo anche la terapia con una bambola speciale (doll therapy) che permette di risvegliare attenzioni ed emotività nelle persone affette da Alzheimer.
L’ente di Via Tasso, così, ha deciso di continuare e, primo ente pubblico in Italia, finanzia un nuovo corso con terapie sperimentali, che verrà avviato a partire da oggi e continuerà fino a settembre 2013: si farà musicoterapia ambientale e in gruppo, si applicherà l’ambiente terapeutico (arredi e oggetti che possano stimolare pazienti) e si praticherà non solo la doll therapy ma anche la robot terapia, con uno speciale robot progettato dall’Università di Tokyo e oggetto di studio all’Università di Siena. Si tratta di «Paro» ed è una foca robot che la Provincia ipotizza di utilizzare in fase sperimentale anche a casa dei malati dei Centri diurni, ovviamente con un addestramento dei lparenti.
«Paro» è già utilizzata nella casa di riposo Fondazione Santa Maria Ausiliatrice onlus (ex Gleno) sotto la guida del responsabile delle terapie non farmacologiche Ivo Cilesi, che è stato appunto il «collegamento» per la robot terapia inserita nel progetto della Provincia con l’Università di Siena e di Tokyo (che forniranno, gratuitamente, le «foche-robot» all’ente di Via Tasso). Le strutture coinvolte nelle sperimentazioni sono Rsa Fondazione Don Carlo Zanoncello a Calcio, Rsa di Nembro e Rsa Casa ospitale Aresi di Brignano e nei Centri diurni della Fondazione Madonna del Boldesico a Grumello, Fondazione Honegger di Albino e Don Giovanni Maria Morandi di Boltiere. «Nonostante i tempi di tagli, la nostra attenzione verso gli anziani resta alta – sottolinea l’assessore alle Politiche sociali Domenico Belloli – . Abbiamo investito nel primo corso 5 mila euro, ora ne investiamo circa 7 mila. È proprio concependo la formazione come risorsa che possiamo accrescere l’interesse verso la qualità di cura».

Diagnosticare in anticipo il morbo di Alzheimer

Articolo pubblicato su IGEA.

Alzheimer

Science Daily:

Intravenous Vaccination Promotes Brain Plasticity and Prevents Memory Loss in Alzheimer’s Disease

L’Eco di Bergamo:

Alzheimer, la svolta é made in Bergamo

NYT – The benefits of Bilingualism

The benefits of bilingualism, by YUDHIJIT BHATTACHARJEE.

Vitamina B per rallentare il decatimento cognitivo

Da La Stampa – 09-09-2010

Una vitamina al giorno toglie l’Alzheimer di torno

I test hanno dimostrato che l’apporto di vitamina B può rallentare sensibilmente l’insorgere di disturbi legati all’avanzare dell’età.

Svelata l’ultima arma nella battaglia contro l’Alzheimer: una semplice vitamina. I ricercatori dell’Università di Oxford hanno rivelato che l’assunzione quotidiana di pastiglie a base di vitamina B rallenta il processo di perdita delle facoltà mentali che si verifica con l’incedere dell’età, causando segni precoci di demenza, come la perdita di memoria.

In un esperimento durato due anni, è stato riscontrato che l’assunzione della vitamina riduceva fino al 50% l’atrofia del cervello in un gruppo di persone anziane.

Una pastiglia vitaminica che freni la regressione cognitiva associata all’aumento dell’età potrebbe avere implicazioni di portata colossale. Circa 1.5 milioni di persone in Inghilterra, 14 milioni in Europa e 5 milioni negli Stati Uniti hanno problemi legati alla perdita di memoria, difficoltà nell’uso del linguaggio e altre disfunzioni conosciute come Graduale Indebolimento Cognitivo (MCI), metà delle quali degenerano nello sviluppo dell’Alzheimer o altre forme di demenza senile nell’arco di cinque anni.

Anche un lieve rallentamento di questo processo rappresenterebbe una grande conquista dal punto di vista umano ed economico. In ogni caso gli scienziati sostengono che sia ancora prematuro prescrivere agli anziani che soffrono di lapsus di memoria l’assunzione di vitamina B,  almeno fino a che gli studi non consentiranno di mettere in luce tutti i rischi e i benefici.

La vitamina B si trova nella carne, nei cereali e nelle patate. Favorisce la crescita e il proliferare delle cellule, rafforza il sistema immunitario e aiuta a mantenere in buona salute la pelle e le ossa.

Il Professor David Smith del Dipartimento di Farmacologia della Oxford University, e co-leader dell’esperimento ha dichiarato «E’ una scoperta eccezionale. Speriamo davvero che questo trattamento così semplice e sicuro possa frenare lo sviluppo dell’Alzheimer in molte persone che soffrono di graduale indebolimento cognitivo». «Sono risultati estremamente promettenti, ma – precisa- prima di poter cantare vittoria sono necessari ulteriori test e verifiche».

Gli effetti di lungo periodo dell’assunzione di grandi dosi di vitamine non sono del tutto noti, ma alcuni studiosi ritengono che possa causare l’insorgere di alcune forme di cancro. «Io comunque proverei questa terapia senza esitazione», conclude il professore.

Chris Kennard, a capo del Consiglio di Neuroscienze sulla ricerca medica ha dichiarato: «Questo esperimento ci consente di compiere un grosso balzo in avanti nella scoperta del complesso quadro neurobiologico che sottende all’avanzare dell’età e al declino cognitivo».