Geragogia

Dal sito www.geragogia.net, a cura del Dott. G. Cristianini:

Il significato di un neologismo

Il termine geragogia rimane ancora un neologismo alquanto enigmatico nonostante siano trascorsi più di cinque lustri dalla sua prima comparsa in letteratura. Vale la pena di osservare che tale locuzione resta oggidì sconosciuta non solo ai profani, anche se non a tutti, ma addirittura alla gran parte dei medici e, persino, a molti operatori geriatrici ed esperti di politica sanitaria.

Negli ultimi anni la parola geragogia è uscita dall’ambito circoscritto delle scuole di geriatria (nei cui programmi la disciplina omonima figura tra gli insegnamenti tecnicopratici) per interessare più da vicino una certa “élite” di studiosi che, della materia, hanno fatto argomento di svariate pubblicazioni e di qualche convegno scientifico, senza, peraltro, che ne sia derivata sino ad oggi una ricaduta apprezzabile sul mondo sanitario. È un vocabolo, infatti, che non fa ancora parte del linguaggio medico comune e, paradossalmente, comincia invece a far capolino nel lessico della divulgazione scientifica.

I mezzi di comunicazione sociale, infatti, si stanno impadronendo del termine, facendone generalmente un uso per lo più improprio per indicare, a seconda dei casi, l’educazione permanente o “lifelong education”, la psicoattivazione dell’anziano, la psicoagogia, la preparazione al pensionamento e, talora, anche le attività d’insegnamento presso le università della terza età. Ma anche negli ambienti specialistici c’è stato e c’è ancora una sorta di equivoco sul significato di questo termine che, per essere nato da una specie di manomissione della parola pedagogia, si presta ad almeno due interpretazioni.

Se il pedagogo è colui che educa il fanciullo, il geragogo per analogia dovrebbe essere quel tale che educa il vecchio o, in qualche modo, si propone di insegnargli qualcosa. Da un punto di vista, quindi, rigorosamente letterale con il termine geragogia si dovrebbe designare la disciplina che ha per oggetto di studio le teorie, i metodi ed i problemi relativi all’educazione del soggetto anziano. In questi ultimi tempi, infatti, è stato ampiamente superato il preconcetto secondo cui l’anziano non sarebbe più in grado di apprendere, di arricchire, cioè, ulteriormente il proprio patrimonio conoscitivo.

Proprio per questo motivo si è rapidamente affermata in campo gerontologico la validità dell’educazione permanente, la concezione cioè di educare anche i vecchi, superando l’antica didattica puerocentrica, sulla base di una nuova pedagogia sperimentale, intesa come teoria interdisciplinare e ideata in funzione applicativa di una molteplicità di scienze educazionali. Secondo questo ordinamento la geragogia non differirebbe molto da una sottospecie pedagogica rivolta ai soggetti di età media ed avanzata, periodo in cui il momento preventivo risulta quanto mai importante, con il fine di integrare in qualche modo l’educazione sanitaria scolastica che viene impartita, per legge, alle fasce di età più giovani. L’educazione dell’uomo adulto, sia che si rivolga ai suoi bisogni più propriamente umani che a quelli didattici, non deve però considerarsi solamente come un rimedio alla mancanza di scolarizzazione o, più spesso, ad una insufficiente durata o qualità della stessa, come abbiamo già osservato in una precedente annotazione.

Il termine “adulto”, infatti, in campo educativo, può prestarsi ad equivoci per il fatto che per lo più viene esteso a quegli adulti giovani che hanno ricevuto una scarsa scolarizzazione mentre dovrebbe più esattamente essere valutato nel quadro della lifelong education e riferito quindi anche alle esigenze specifiche di diverse categorie sociali quali gli handicappati, gli emigrati, i vecchi. Nel caso dell’adulto anziano, che ci interessa più da vicino, dobbiamo osservare che alcune particolari esigenze della sua formazione educativa non possono essere soddisfatte dalla scuola dell’obbligo o, comunque, dall’insegnamento scolastico superiore per il semplice motivo che solo da adulto o nell’età avanzata l’uomo è in grado di avvertire certi bisogni e di ricevere utilmente la formazione atta a soddisfarli. Senza sottovalutare, ben s’intende, il compito della scuola che rimane certamente insostituibile, va tenuto conto che l’epoca che stiamo vjvendo, aperta a cambiamenti così profondi ed incalzanti, ci porta necessariamente ad una concezione globale della formazione dell’uomo, che oggi deve abbracciare la sua intera esistenza.

L’educazione dell’adulto e dell’anziano, secondo la prima interpretazione del termine “geragogia” che abbiamo fornito, serve a consentire l’adattamento ad un genere di vita in continua evoluzione che produce bisogni sempre nuovi dai quali la formazione scolastica, quando c’è stata, è troppo lontana, per cui la maggior parte degli adulti abbisogna di un riciclaggio permanente nei settori più svariati che vanno da quello professionale dell’aggiornamento e della eventuale riconversione occupazionale alle nuove attività educazionali in grado di migliorare le condizioni di vita e lo stesso processo di invecchiamento. La categoria degli adulti anziani, a motivo soprattutto del prolungarsi della vita media, presenta necessità sempre crescenti e nuove che esigono una pedagogia quanto più attiva possibile, al punto che questa deve trapassare direttamente nell’azione che, in campo gerontologico, significa soprattutto profilassi.

L’invecchiamento dell’uomo che procede, tra salute e malattia, sino al limite del suo arco biologico, rappresenta l’oggetto fondamentale di tale formazione a cui, di volta in volta, possono attribuirsi compiti geragogici in senso lato o, più segnatamente, di educazione sanitaria. In ogni caso anche questo modello di geragogia, intesa come educazione dell’adulto e del vecchio, può considerarsi un momento importante in qualsiasi progetto a carattere preventivo che punti alla salute ed alla longevità di una popolazione. Ma il significato più vero del termine geragogia non si identifica, a nostro avviso, in questa prima interpretazione che considera soltanto l’obiettivo di una educazione permanente del vecchio e si propone fini quasi meramente nozionistici e troppo erudizionali, la cui utilità ci sembra alquanto opinabile dal punto di vista pedagogico.

Questa accezione più estensiva può trovare tutt’al più una sua collocazione in un più vasto inquadramento della strategia geragogica che, secondo alcuni, dovrebbe mirare anche alla psicoattivazione dell’anziano, al mantenimento della sua autonomia e persino all’organizzazione del suo ambiente di vita. Ma a nostro giudizio il termine dev’essere inteso nella seconda interpretazione che è quella affermatasi ormai nel mondo gerontologico, dove s’è diffusa grazie ai lavori della scuola di Antonini, secondo la quale “geragogia” è il momento pedagogico della prevenzione antisenile, è vera e propria educazione all’invecchiamento, è l’insegnamento diretto all’adulto, ma anche al giovane, affinchè riesca ad invecchiare con successo secondo la già citata espressione di Havighurst.

Quindi la geragogia, come noi l’intendiamo, si distingue dalla educazione sanitaria perchè si propone come compito d’insegnare anzitutto all’anziano un nuovo orientamento interiore del modo di gestire l’esistenza, per usare la stessa espressione di A. Sordi che fu il primo, come abbiamo già riferito, ad introdurre questo nuovo vocabolo, nel 1973, in un capitolo del trattato di Antonini e Fumagalli. Si tratta, prima di ogni altra cosa, di “fare adottare all’anziano certe attitudini, per assumere poi certe condotte. Ma assumerle vuoi dire acquistare un modo vecchio di esistere (senza alcuna significazione diminutoria nel termine vecchio)”. La frase è sempre di Angiolo Sordi che per geragogia, quindi, voleva intendere principalmente l’educazione all’invecchiamento attraverso la ricerca e l’insegnamento di un nuovo stile di vita che si dimostrasse idoneo alla vecchiaia.

E questo compito geragogico spetta alla società, che non può limitarsi all’assistenza degli anziani, ma deve pedagogizzare in via preventiva se stessa, come vedremo più avanti, in maniera da formarsi un giudizio preciso sull’invecchiamento e sulla vecchiaia, deve intervenire con vari mezzi per ritardare il processo di senescenza ed istruire, infine, le masse degli anziani ad organizzare ed a vivere proficuamente la loro età.

Abbiamo osservato all’inizio che per ora il discorso geragogico, cioè l’educazione all’invecchiamento, è una specie di omelia riservata a pochi fedeli oppure, se preferiamo, il gergo riservato ad una piccola élite senza che si osservi al presente alcun riflusso tra il pubblico comune o, come sarebbe augurabile, almeno tra quello medico. Pertanto se vogliamo porre le prime basi di un gerontologia adeguata all’uomo è necessario che il linguaggio geragogico diventi universale e miri, attraverso un vasto programma educazionale, a ridare autenticità e valore alla vecchiaia.

Il pianeta senile è fatto di uomini che attendono una seconda redenzione e il geragogo dovrà occuparsi non soltanto di igiene, di fattori di rischio, di alimentazione, di attività fisica e di farmaci, come da alcuni si è proposto, ma principalmente ed anzitutto di fornire all’anziano nuovi scopi esistenziali che gli consentano ancora di vivere da protagonista e di non essere relegato fuori ruolo come uno spettatore triste ed umiliato della vita.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s