Le attivitá

(Da una mail scritta ad una mia ex-compagna di universitá)

Prima di scrivere qualcosa a proposito delle attività, vorrei puntualizzare alcune cose che caratterizzano le case di riposo. Penso che le noterai anche tu quando inizierai la tua esperienza, ma vorrei scriverle comunque in quanto plasmano le relazioni all’interno delle case di riposo e i contesti:

  1. Come ho accennato ieri l’aspetto religioso è molto importante nelle case di ripooso. Molte di loro sono gestite o finanziate anche con fondi provenienti in qualche modo da iniziative o organizzazioni religiose, quindi tentano di monopolizzare un po’ lo svolgimento della giornata in casa di riposo. A volte troverai persone collaborative, a volte persone che incarnano il tipico stereotipo del religioso, ovvero: pietismo per l’anziano, espiazione del peccato tramite preghiera prima della morte, non molta tolleranza per le attività educative (le tollerano perchè per legge ci deve essere un educatore) e ancora meno tolleranza per gli educatori che non hanno uno spiccato amore per Dio e co. Fatto sta che i religiosi sono una parte importante della casa di riposo, e fonte di informazioni e punti di vista.
  2. Le associazioni di volontariato sono anch’esse molto importanti. Se la casa di riposo è piccola è molto probabile che troverai soltanto una associazione, ma in case di risposo con un consistente numero di anziani è facile trovare più di una associazione, e spesso sono in “guerra”. A volte i volontari si oppongono anche all’educatore perchè, come ho accennato ieri, pensano che il lavoro dell’educatore possa essere fatto da chiunque, e si sentono come santi in quanto non vengono retribuiti. Se ti capiterà di intervistare qualche volontario, presta attenzione perchè molto spesso fanno i falsoni nelle situazioni “ufficiali”; ma puoi capire che tipo di persone sono osservandole (usa un registratore se puoi, così ti puoi concentrare meglio sul linguaggio del corpo). Ci sono pecorelle brave e pecorelle cattive, ma anche in questo caso possono essere una grande risorsa in quanto molto spesso l’educatore necessita di aiutanti, e i volontari sono perfetti perchè conoscono gli ospiti e (teoricamente) le regole da seguire in casa di riposo.
  3. Molto spesso c’è uno scontro di culture: cultura psico-pedagogica e culture medico-infermieristica e economica-gestionale.

Nella mia tesi ci sono alcuni spunti riguardo questi argomenti: la metterò come allegato. Il ruolo dell’educatore è spiegato nella tesi, visto che ti interessava. Solitamente siamo chiamati animatori in quanto una volta non c’era la figura dell’educatore, ma le attività era quasi puramente ludiche e l’operatore aveva un minimo di formazione.

Ora: le attività!
  • Attività ludico-ricreative: in questo gruppo sono incluse le feste (di compleanno, in occasioni di ricorrenze particolari), l’attività teatrale (anche se ovviamente per l’aniziano che prende parte alla messa in scena è un’attività dove si richiede concentrazione. Quindi ha anche aspetti di stimolazione cognitiva), il canto di gruppo, la merenda di gruppo, il ballo, la tombola, il guardare la tv o un film.
  • Attvità manuali: qui ci possiamo mettere un mare di attività. Come ti ho detto il avevo il mio laboratorio tutte le mattine, dove le nonnine venivano a lavorare a maglia, fare lavori all’uncinetto, lavori con matariali vari o anche semplicemente colorare. In questo caso l’edcatore devo valutare: le risorse a disposizione (materiali ed umane), gli spazi a disposizione, le capacità cognitive e manuali degli anziani. Ad esempio nella casa di riposo di Dalmine c’era una signora che poteva utilizzare soltanto il braccio destro in seguito ad un ictus. Mi aiutava con le decorazioni delle feste: colorava, incollava perline e una volta ho provato a farle dipingere una tovaglia per una festa: si è divertita tantissimo. Ho preso un vecchio lenzuolo, ho creato con un cartoncino la forma di un’anguria in 2 differenti posizioni (era la l’anguariata esitva), e poi le ho preparato i colori e i pennelli e le muovevo il cartoncino lungo il perimetro del lenzuolo. Queste attività sono molto soddisfacenti per l’anziano appunto perchè riesce a vedere il risultato di ore ed ore di lavoro, ed ha anche una grande gratificazione quando vede che la gente compra i suoi lavori durante i mercatini o applaude durante le feste quando notano gli addobbi. Quindi questa è la zona della creatività sfrenata!
  • Attività cognitive: sono attività che aiutano l’anziano a mantenere, stimolare, a volte anche migliorare, le sue capicità cognitive residue. Solitamente sono dei giochi che durano un’ora, un’ora e mezza circa, in quanto gli anziani si deconcentrano facilmente. Come ti ho detto io facevo giocare i miei nonnetti a passaparola, cruciverba, memory. Non li cambiavo in quanto abituarli ad un gioco nuovo è difficile: deve essere un gioco che li appassiona dall’inizio e non è facile in quanto devono cambiare le abitudini che già hanno acquisito. Nel gruppo delle attività cognitive si potrebbe anche mettere il gioco delle carte, in quanto devono mantere una concentrazione costante, e la lettura del giornale perchè stimola le memorie a breve e lungo termine. Ci sono poi anziani che riescono ancora a leggere, scrivere poesie, e cose del genere; ma queste attività sono lasciate all’anziano, l’educatore può di tanto in tanto interessarsi se l’ospite sta o meno continuando a coltivare le sue passioni personali. In questo modo l’anziano sa che c’è qualcuno che si interessa e si sente stimolato. Molto spesso smettono di portare avanti questi interessi non perchè fisicamente non ce la fanno, ma perchè diventano attività prive di significato se non si può avere un qualcuno con cui parlarne.
  • Attività rivolte all’esterno: in questo ambito rientrano brevi uscite (mercato del paese, bar, santuario, centro commerciale in orari non caotici, ecc.), gite di 1 giorno (pranzo fuori con qualche gioco ricreativo), gite di più di 1 giorno (mare, montagna, lago), attività di volontariato giovanile estivo, esposizioni di lavori eseguiti dagli ospiti, mercatini e lotterie. In questo caso si tratta molto spesso di sfoggiare le capacità organizzative e nient’altro. Si deve trovare il personale infermieristico, un dottore, dei volontari che vengano con te; è cortese estendare l’invito anche ai parenti. Si deve fare la lista degli ospiti idonei ad affrontare l’uscita e discutere i nomi col dottore prima di chiedere agli anziani stessi. Si deve pensare a prenotare i trasporti, il ristorante, l’hotel, una guida se si va a visitare qualcosa, tutto stando nel budget. Per mostre, mercatini e co., si deve trovare il giorno, fare gli inviti e i cartelloni, pensare agli oggetti da vendere, ecc. Anche il teatro può essere un’occasione di apertura al paese/alla città.
Come avrai intuito, l’educatore deve essere ben organizzato (documentazione, burocrazia, pianificazione attività con annessi e connessi, ecc.), ma deve anche usare la sua sensibilità e creatività. Non male come lavoro veramente, peccato che sia sottovalutato e ti cadano le braccia per terra! E naturalmente sottopagato grazie alle cooperative.
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35 thoughts on “Le attivitá

  1. Ciao Paozilla, sono Giovanna e vorrei farti una domanda:
    quali tipi di attività ludiche e di animazione faresti fare a:
    pazienti sordomuti
    pazienti ciechi
    pazienti emiplegici
    pazienti con parkinson
    pazienti con Alzheimer
    pazienti con sindrome di down, autistici, e altri handicap?

    • Ciao Giovanna:)

      Che domandone!:)

      Allora!
      Di pazienti sordomuti non ne ho mai avuti! Ma mi immagino che mi butterei al 100% su qualcosa di visivo. Certo dipende dai gusti personali del paziente e se ha voglia o meno di partecipare, ma qualcosa come un vecchio film sottotitolato, parole crociate (magari fare la Settimana Enigmistica insieme), pittura o disegno. O stimolazione sensoriale: preparazione di una torta o qualcosa da mangiare, un massaggio con quelle palline/rulli che si usano per fare i massaggi rilassanti, piantare qualche fiore o travasarlo, ecc.
      Ho avuto una paziente cieca, ed é stata una battaglia:P Non voleva far avvicinare nessuno. Non le piaceva stare in casa di riposo, e si sentiva trattata come un numero in una cartella clinica. Ai tempi avevo 19 anni, e quindi non voleva nemmeno avere una ragazzina vicino:) Ma poi ho scoperto che amava la lirica, ed era arrabbiata perché non gliela facevano mai ascoltare. Quindi le ho procurato la sua opera lirica preferita, e da lí abbiamo iniziato a parlare molto. Penso che la musica si goda ancora di piú quando si é ciechi. Nel caso in cui al paziente non piacesse la musica, io mi butterei ancora sulla stimolazione sensoriale. Anche a costo di sembrare ripetitiva, penso che la stimolazione sensoriale sia fantastica. La uso tutti i giorni ai nido con bambini che hanno avuto esperienze traumatiche, non hanno ricevuto le cure genitoriali di base o hanno un handicap, e vedo che funziona.
      Emiplegia: quello a cui presterei attezione é che tipo di dificit é derivato. Il paziente potrebbe essere afasico, aprassico, ecc. Quando si sa quello e si conoscono i gusti personali del paziente, allora si puó iniziare a pensare a qualcosa. Purtroppo non c´é una ricetta per una malattia. Si deve sempre pensare a tante soluzioni per una persona, non a una soluzione per tante persone etichettate con la stessa diagnosi. Leggi la cartella clinica e poi inizia a progettare un intervento educativo. Avevo un paziente che era emiplegico. Uno dei suoi deficit, fra i molti, era l´afasia, sia espressiva che impressiva. Reagiva molto violentemente all´essere toccato, non capiva quello che dicevamo, ma era molto bravo a leggere il linguaggio corporeo. Non tutti potevano (e volevano) entrare nella sua stanza, perché molte volte reagiva violentamente, e il braccio e la gamba che ancora funzionavano erano veramente forti. Se avevi paura di essere morso o picchiato, e molto spesso succedeva, allora non dovevi entrare. A lui piaceva Dolly Parton ad esempio:)
      Parkinson: gli ho sempre avuti ai primi stadi, quindi potavano fare molto. Di che stadio di Parkinson parliamo?
      Alzheimer: un sacco di terapie. Terapia occupazionale, terapia riminiscenziale (l´arredamento stesso della camera é una terapia che puó corroboare la rimiscenza), terapia cognitiva, ecc. Non so quanti libri siano stati scritti in Italia (penso un bel po´ essendo il tipo di demenza piú frequente) e non so nemmeno che approccio sia stato usato per scriverli. Ma se guardi su Amazon. co.uk ne trovi alcuni che sembrano utili.
      Non ho mai lavorato con pazienti geriatrici con sindrome di down, ma di sicuro c´é chi ha piú esperienza di me in merito:)
      Autistici. Ho lavorato solo con bambini autistici, ma direi che la terapia occupazionale funzionerebbe bene, insieme a guiding e cura dei dettagli dell´ambiente abitativo. Ma anche qui, dipende da che tipo di autismo é, e se é correlato ad altre patologie o a una sintomatilogia tipica di altre patologie.

      Spero di aver aiutato un po´:)

      • Per quanto riguarda il morbo di Parkinson mi riferisco a quello già avanzato… paziente ammalato da 10 anni circa… volevo chiederti il permesso di aggiungere il link del tuo sito nel mio in modo che i miei studenti possano scoprire e leggere quello che pubblicate… Grazie ancora e buona domenica

      • Per quanto riguarda il Parkinson in stadio cosí avanzato, non ho molta esperienza. Evito di scrivere qualcosa tanto per darti una risposta, perché ho paura di sparar qualche cavolata!;)
        Certo che puoi aggiungere il link del mio sito. Mi farebbe molto piacere.
        Buona domenica anche a te!:)

      • Ciao Paola… sono Giovanna e tempo fa ti feci una domanda sulle varie attività da proporre alle varie tipologie di pazienti
        Volevo ringraziarti per l’aiuto e dirti che ho suggerito il tuo sito al mio gruppo Mondo OSS…
        Tantissmi auguri per le nozze (mi sembra di aver capito che fossi tu…. e complimenti per l’abito!)
        Spero di poter contare sul tuo aiuto in futuro. A presto!

    • Ciao paola…è da un po che non scrivo! Volevo chiederti una cosa molto importante. Sono un Oss, e da poco mi sono iscritta al corso Avo del mio paese. stiamo organizzando un progetto di ROT THERAPY per l’RSAM sempre del mio paese! Avrei bisogno di video tutorial per capire come funziona o materiale carteceo… on line non trovo niente di esaustivo. Puoi aiutarmi tu? potresti orientarmi?

  2. Salve a tutti, sono un’educatrice professionale, mi sono laureata nel 2004 ed ho sempre lavorato con in bambini in una ludoteca e ho fatto recupero scolastico ai bambini delle elementari e medie…
    domani avrò il mio primo colloquio di lavoro presso una casa di riposo…speriamo bene!
    Purtroppo noi educatori non siamo molto considerati (soprattutto nei piccoli paesi), ma leggendo le esperienze riportate sopra, mi sono resa conto che è un problema comune a molti…
    Dobbiamo essere noi i primi a credere in noi stessi e nelle nostre capacità…solo così saremo riconosciuti e apprezzati…
    In bocca al lupo a tutti….
    Maria Luisa

  3. Cara Paozilla ho lasciato il lavoro , il mio datore si lamentava perchè voleva più lavori manuali e i miei pazienti erano più attivi quando si facevano giochi, indovinelli, storie, cruciverba,musica ,balli perchè comunque alla fine amavano di più raccontare di loro e queste attività davano maggiore spunto per ricordare i loro tempi passati. Io sono sicura di avercela messa tutta e i pazienti erano anche psicologicamente più attivi,ma purtroppo l’educatrice così anche come il mio vero lavoro di psicologa non sono riconosciuti dalle persone poco competenti in materia. Grazie di tutto

    • Mi dispiace Gisella=( É molto frustrante lavorare nell´ambito dell´anzianitá in Italia. Se mai dovessi ritornare in Italia, non sarebbe il primo lavoro che cercherei, ma probabilmente uno di quelli nella lista “sono disperata, un lavoro qualsiasi va piú che bene”. Non ci si sente per nulla riconosciuti dal punto di vista professionale, oltretutto tu sei una psicologa!
      In bocca al lupo per la ricerca di un nuovo lavoro.
      Un abbraccio,
      Paola

    • Nel ho un paio in danese:P Guarderó un po´ in giro, ma dopo le feste, perché adesso non ho proprio tempo=) Hai provato a usare Google e fare una ricerca? Buone feste:D

    • Ciao, sono anche io un’educatrice. Ho lavorato con anziani, handicap, psichiatria. Mi sono da poco licenziata per questioni di gestione familiare, ma ho deciso di avviare questo blog: cruciverblog.blogspot.com , per distrarmi e perchè so che riuscirà ad arrivare a qualcuno, potrà essere utile. Ci sono cruciverba creati da me, pensandoli proprio per questo genere di persone, con cui ho lavorato e che conosco bene. Per ora ce ne sono solo due, ma sto preparando quello di Pasqua! 🙂 Buon lavoro e buon divertimento…

      • anche a me succede, ma se lo inserisci nel campo di google per trovare quello che cerchi, allora compare.
        prova!

        Ciao!
        Linda

      • Buongiorno ragazze… vorrei chiedervi se avete del materiale sulle attività ludiche ricreative e di animazione per pazienti con parkinson, emiplegia, sordomuti, ciechi…
        Sono una OSS e insegno ai corsi di formazione… devo preparare delle dispense per il corso e quelle che ho “parlano parlano… ma non portano a nulla, non mi soddisfano!! Dato che all’esame le chiedono molto spesso…mi aiutereste?? Grazie 🙂

      • Un´ultima cosa. Ho visto spesso che qunado si si riferisce a interventi riabilitativi educativi e sociali, compare sempre la parola attivitá intesa come l´organizzare qualche sorta di intrattenimento. Un´attivitá educativa puó anche essere una serie di chiaccherate ad esempio, che hanno il fine di stimolare la memoria di un paziente affetto da Alzheimer. A volte non ci si deve muovere dal letto del paziente per iniziare un intervento educativo/riabilitativo:) Quindi é bene anche pensare in piccolo:) E ricordarsi di scrivere gli obiettivi dell´intervento, le metodologie, i risultati attesi, il tempo che si intende dedicare a esso, ecc.

  4. Cara Paola ti volevo chiedere se è necessario programmare le attività magari settimanalmente oppure si improvvisa. Io sinceramente non riesco a programmare perchè penso che tutto dipende da come li trovo. Alcuni giorni litrovo più calmi e predisposti , altri giorni è veramente difficile mantenere una situazione di tranquillità.Dimmi un pò tu come funziona

    • Io programmavo la settimana e appendevo un programma in sala comune, in modo tale che sapessero cosa ci fosse e quando. Includevo anche compleanni, eventi speciali, messe, ecc. Poi se proprio c´é un giorno dove non riesci a coinvolgerli, puoi attuare un piano B. Hanno bisogno di routine e certezza, quindi é una buona idea programmare. E poi rendi partecipi delle tue attivitá anche il resto del personale, in modo tale che ti possano aiutare con il trasporto degli ospiti ad esempio, se necessario naturalmente.

  5. Cara Paola, dopo circa un mese da quando ho iniziato il mio lavoro di educatrice,incomincio a vedere un pò di collaborazione da parte di qualche paziente in più, anche se ho notato che le attività si scelgono tenendo conto di un fiume di particolari, come il livello di istruzione dei pazienti, i loro handicap, la cultura e gli usi e costumi che hanno accompagnato la loro vita. Una cosa che tutti vogliono fare tutti i giorni è recitare il rosario, ma gli operatori e anche qualcuno con maggiore autorità non lo vedono con grande entusiasmo. Io mi sono resa conto che è molto importante accaparrarsi la loro fiducia e se loro vogliono recitare il rosario tutti i giorni io cerco di farlo. Ci siamo visti qualche film, ma visto che stiamo tutti in un’unica sala c’è sempre qualche paziente che non interessato disturba e sappiamo come è basso il livello di capacità attentive a questa età!!!!!! E così è tutto più difficile. Alcune volte gli faccio fare degli esercizi di riabilitazione cognitiva e per circa 20 minuti riescono a seguirmi, ma non tutti…… insomma qualcosa quà e là riesco ad ottenere ma ancora con grande difficoltà, speriamo che le cose migliorino. Dammi tu qualche consiglio e qualche idea. GRazie un bacio

    • Cara Gisella, avevo i tuoi stessi problemi. Purtroppo i pazienti non riescono a concentrarsi a lungo. Prova ad identificare chi riuscirebbe a resistere piú di 30-40 minuti, e programma una o due volte alla settimana un´attivitá solo per loro. Non ci si deve sentire obbligati a strutturare un´attivitá che coinvolga un grande numero di pazienti, anche perché, come hai detto tu, si disturbano a vicenda e a loro basta poco per distrarsi o per provocare un alteramento dell´umore. Potresti anche provare a creare un gruppo controllato in occasione del pranzo con i pazienti che hanno piú problemi comportamentali a causa della patalogia di cui soffrono, e che quindi necessitano di un ambiente calmo, famigliare, con poche persone per concentrarsi sull´atto del “mangiare” e goderselo, senza che il tutto sfoci in episodi nevrotici (urla, sputi, reazioni violente, ecc). Queste persone hanno bisogno di tranquillitá, di abitudini, di essere al centro, di un ambiente famigliare, di persone che sanno come parlargli e come usare il linguaggio del corpo per non causare fraintendimenti che potrebbero portare a reazioni inaspettate e violente, ecc ecc. Purtroppo in Italia non si dá molta importanza a tutto questo. Qui in Danimarca é piú facile attuare questi progetti. Ogni paziente ha un proprio appartamento con mobili e oggetti del passato che lo fanno sentire “a casa” e non in un ambiente estraneo e minaccioso. Chi vuole infatti puó mangiare “a casa”. Benché il paziente sia molto affetto da un qualsiasi tipo di demenza, o le capacitá decisionali e/o comunicative siano molto ridotte, si cerca di trovare la soluzione che faccia sentire la persona a suo agio. Questo significa fare errori, ma alla fine si capisce come questa persona ama passare il suo tempo. Inoltre qui si é sicuri del fatto che un approccio prettamente sanitario-assistenziale non funzioni con chi ha una patologia neurologica. É necessaria la collaborazione tra diversi approcci.
      Per il rosario, fallo. Basta che non porti via molto tempo. Ma se i pazienti ci tengono, e non c´é una figura religiosa che lo faccia, non vedo perché dovrebbe essere una brutta idea:)

  6. Ciao! Sono educatrice e lavoro da poco in casa protetta presso la Casa di Riposo del mio paese. Arrivo da tutt’altre esperienze: svariati anni in vomunità per tossicodipendenti e alcolisti per poi buttarmi in un baby parking per un paio d’anni e infine, prima di questa curiosa esperienza nuovamente in comunità con i minori psichiatrici: quindi dal caos, rumore e movimento più totale, mi ritrovo trapiantata in silenzi e movimenti appena percettibili di alcuni, parloe, ricordi e curiosità rispetto alla mia figura da parte di altri. Invento il tempo cercando le loro vite nelle loro parole e giocando con coliri per togliere un po’ di grigio… I colleghi non hann omai visto un educatore e paiono chi molto curioso, chi scettico e incredulo. Grazie per la tua esperienza… ho bisogno di consigli! Ciao. Sara

    • Ciao Sara! Sembra tu abbia un sacco di esperienza! É in altri ambiti, ma non sottovalutarlo! Di recente anch´io ho scoperto che tutte le esperienze possono contribuire in qualche modo anche se applicate in altri contesti.
      Conoscere le storie dei pazienti é la cosa piú importante, e richiede un sacco di tempo. Ma a loro piace avere qualcuno a cui raccontare la loro vita. Si sentono ancora vivi in questo modo, e utili. Potresti usare queste storie, naturalmente con previa autorizzazione degli interessati, per una piccola mostra e/o un calendario che potresti vendere per raccogliere fondi per l´animazione. Potresti fare anche foto. Oppure potresti usare questo materiale per descrivere la casa di riposo in cui lavoro al mondo esterno, via internet o con un foglietto informativo. In questo modo le famiglie possono vedere che, dove lavori tu, non ci concentra solo sull´aspetto medico-assistenziale, ma la persona é messa al centro dall´educatore, che cerca di offrire un servizio piú personale.
      Mostra che essere in casa di riposo non significa essere stati inghiottiti da un buco nero. Si puó ancora offrire qualcosa agli altri, si ha solo bisogno dell´aiuto di qualcuno per farlo.

  7. ciao Paola, io lavoro da 4 anni in una casa di riposo nella bergamasca. 22 ore settimanali, con contratto a progetto ma va bene così, pe rora. meglio che non lavorare o lavorare per grosse cooperative ap-profit.
    premetto che io sono anche formatore autobiografico, conseguito presso la Lua di Anghiari, e inoltre sonoa nche raccontastorie. sono contentissimo del lavoro che svolgo mi trovo bene nella struttura, con gli ospiti della casa e la mia collega che mi supporta (lei è psicologa, ma per un’assurda legge regionale, deve risultare mia assistente perchè sono laureato in s.d.e.)
    organizziamo attività manuali e cretaive, cineforum, pomeriggi musicali, laboratori memoria, cruciverba, tombole, racconti popolari, relazioni ospiti e cura e naturalmente feste (io sono padre di famiglia e onestamente lavorare la domenica a volte mi pesa un pò, ma fortunatamente non sono tante).
    la mia preoccupazione è che la regione lombardia prima o poi voglia diminuire per legge le ore di animazione e il lavoro diminuisca anche per noi animatori…
    alberto

    • Il formatore autobiografico é interessantissimo! Non ho mai avuto l´opportunitá di avere una formazione a proposito. Chissá… magari in futuro! Sto partecipando ad un workshop sui bambini che si trovano a crescere in constesti sociali delicati o pericolosi, e la psicologa ci sta introducendo a metodo terapeutico narrativo, dove si utilizzano micro e macro storie di vita per aiutare il bambino e l´adolescente ad uscire da una situazione che gli va stretta. Mi piacerebbe approfondire il discorso e vedere se si potrebbe utilizzare anche con l´anziano! Ma devo trovare il tempo per farlo!:D
      Spero che la Regione non tagli selvaggiamente di fondi per il sociale! Purtroppo é quasi sempre uno dei primi settori ad essere toccato. Ho sempre detto che purtroppo si accorgeranno di cosa significhi l´animazione solo quando si troveranno essi stessi, o magari avranno un parente stretto, in casa di riposo.
      Complimenti per il tuo lavoro!:D
      Un abbraccio, Paola

  8. ciao, lavora da pochi giorni in una casa di riposo come educatrice alla prima esperienza , anche se io realmente sono laureata in psicologia. Ho iniziato con tanto entusiasmo ,i primi giorni i pazienti sembravano così attivi, probabilmente perchè vedevano una faccia nuova . Adesso sembrano stanchi e non hanno voglia di fare nulla. La casa di riposo è piccola ancora 16 pazienti ( è aperta da poco) tra cui qualcuno proprio demente in modo avanzato quindi si possono contare si e no una decina di pazienti che realmente potrebbero seguirmi,ma non hanno voglia di fare nulla. A me piace tanto parlare e stare con loro, ma non mi sento abbastanza creativa anzi…., Li faccio colorare ,ritagliare, incollare, gli ho fatto anche fare la pasta fatta in casa, gioco a carte con loro, ma ti ripeto sono pochi quelli che riesco a coinvolgere. Suggeriscimi qualche gioco di società adatto a loro e qualche film da fargli vedere. Mi sento veramente inadatta nonostante il mio amore per loro. Grazie

    • Ciao Gisella! Per i film direi che ti puoi rifare a tutti i film del dopo guerra in banco e nero! Di sicuro si ricordaranno! O qualche documentario sulla guerra o a sfondo religioso. Di solito sono grandi hit hehe! 😀 Giochi di societá mmmmm. Ai miei ospiti sono sempre piaciuti i cruciverba. Ne sceglievo alcuni, li disegnavo a mano su dei fogli, in modo tale da poterli appendere alla parete e poi poterli risolvere in gruppo. La tombola non tramonta mai. Passaparola! Costruisci una ruota con le lettere, e trova delle domande/soluzioni che si rivolgano al passato degli ospiti. Canto delle canzoni di una volta. Feste a tema con musica. Cose semplici su questo stile. Possono anche aiutarti a piantare/curare le piante, o dei pesci.
      Se hai dementi in stato avanzato, puoi creare un gruppo chiuso che pranzi insieme in una stanza isolata dagli altri. Hanno bisogno di calma e di un ambiente accogliente che gli ricordi la propria casa, cosa che purtroppo non si trova spesso nelle nostre case di riposo. Qui al nord ognuno ha un proprio appartamento arredato con i mobili portati da casa, e poi si hanno spazi comuni. L´anziano puó scegliere se mangiare a “casa” o con gli altri. Per quelli che sono in uno stadio piú avanzato, e che sono quindi molto condizionati dall´ambiente che li circonda e dal comportamento di altre persone, si creano questi gruppi che hanno lo scopo di “proteggere” l´anziano e farlo mangiare in un ambiente molto controllato. Dá ottimi risultati.
      Sei molto fortunata ad avere solo 16 ospiti! Non sentirti indatta! Si é fortunati se si riesce ad attivare un´attivitá con un gruppo di 6-8. Meno siete, meglio é. Si sentono piú a loro agio e al sicuro, quindi il livello di stress non é alto.
      Ciao Paola

  9. ciao….mi sono ritrovata in quello che hai scritto come anteprima della pagina… spesso mi sento inutile e a volte mi definiscono showgirl quindi non mi prendono sul serio anche per la mia età(ho 23 anni e sono la più piccola tra gli operatori).
    seguirò i tuoi consigli…grazie…almeno non mi sento sola!!!!

  10. Ciao! Ho trovato molto interessante ciò che hai scritto! Sono un’educatrice, e da pochi giorni ho iniziato a lavorare in una casa di riposo! Diciamo che per me è la prima esperienza, perchè finora ho soltanto fatto alcune sostituzioni al centro Halzaimer di Viterbo. Mi trovo un pò impreparata, anche perchè gli ospiti della casa sono circa 40 e da sola non è facile!!! Vorrei proporre delle attività, ma molti di loro sono apatici, non hanno voglia di alzarsi dalla carrozzella, di muoversi, di parlare,…..Sò perfettamente che l’inizio è duro, spero piano piano di riuscire a coinvolgerli! Perchè è veramente quello che voglio! Se hai qualche suggerimento da darmi ne sarò felice.
    Ciao Simona

    • Ciao Simona!
      É dura all´inizio! Ma l´unico suggerimento che ti posso dare é quello di essere paziente, usare i primi mesi per conoscere molto bene i tuoi ospiti, la loro storia, la loro famiglia, e per permettere a loro di conoscere te. Poi vedrai che le cose cambieranno! Un imbocca al lupo grande grande!=)
      Ciao Paola

      • Ciao, sono 2 anni che lavoro come educatrice in 2 case di riposo, mi trovo molto bene, solo che mi rendo conto che le attività alla fine sono sempre le stesse,
        colorare, dipingere, canti, proverbi, indovinelli, tombola,…!
        Pensi che vada bene? O dovrei aggiungere attivitò magari un pò più cognitive?
        Poi c’è una nonnina che non sopporta niente, se sente un pò di chiasso, comincia a mandarmi colpi a più non posso, del tipo ” ma chi ti c’ha mandato? Disgraziata! Tutto questo casino e ti pagano pure?” Io sinceramente un pò ne risento e mi sento in obbligo magari a fare a meno di cantare, scherzare! Che ne pensi?
        Grazie tante.

      • Hehe! Tenera la nonnina che ti dice disgraziata!:)
        Le attivitá sono sempre un po´ le stesse. Adesso che lavoro con i bambini mi rendo conto che non c´é molta differenza tra loro e gli anziani:) Hanno bisogno di routine consolidate e attivitá che rimandano alla loro quotidianitá di una volta. Quindi é sempre difficile trovare attivitá che coinvolgano tutti o un gran gruppo di anziani. Io amavo fare progetti individualizzati, tempo permettendo:P Se tu ti senti a tuo agio con le attivitá che proponi, direi che non c´é nulla di sbagliato nel continuare con ció che fai. Se non vedi dei progressi, o se l´interesse diminuisce, cambia attivitá:) O ne inventi una o magari ne ricicli qualcuna:)

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