La mia esperienza

Prima di traferirmi all´estero ero educatrice in una casa di riposo di Bergamo. Ho iniziato ad interessarmi dell´educazione dell´anziano prima dell´inizio della mia prima laurea. Era l´estate del 2001, e dopo il mio esame di maturitá stavo cercando un lavoro o qualcosa che mi occupasse il tempo prima dell´inizio del mio corso universitario. Al tempo vivevo di fianco ad una delle case di riposo piú grandi della Lombardia, cosí ho pensato “perché no?!”. É risaputo che pratica e teoria sono complementari, ma anche molto differenti tra loro; per questo motivo provai a afre la volontaria in casa di riposo per un mese. L´esperienza mi piacque molto, e decisi che avrei approfondito le mie conoscenze attorno al mondo della cura dell´anziano. Piú avanti ho avuto l´opportunitá di prendere parte ad un corso di 32 ore finanziato dall´Unione Europea e pianificato dall´Universitá degli Studi di Bergamo.

Nel 2004 sono stata assunta nella stessa casa di riposo come educatrice part-time (18 ore alla settimana). Questa era la mia prima esperienza lavorativa come operatore sociale, ed ho appreso molto, soprattutto ho capito l´enorme differenza che esiste tra teoria e pratica. Sono fermamente convinta che non esista una buona pratica senza il supporto fornito da un bagaglio teorico, ma ci si deve avventurare nei meandri del mondo dell´assistenza all´anziano per comprendere a pieno ció che si é appreso in precendenza, ció che ci é congeniale, ció che ci puó aiutare a lavorare bene. In questo primo mio anno come educatrice mi fu affidato un reparto di 64 residenti con diverse patologie fisiche e demenze. Grazie a questa esperienza e ad un tirocinio, ho potuto scrivere la mia prima tesi di laurea (che sicuramente puó essere approfondita e migliorata, ma direi che non era niente male 😀 ).

Nell´estate del 2007, dopo aver terminato la mia laurea specialistica, sono stata assunta da un´altra casa di riposo, questa volta a tempo pieno e come sola educatrice (nel precedente lavoro facevo parte di un´equipe di animazione). Inutile dire che ho imparato nuove cose sul lavoro e su me stessa, benché abbia lavorato in quest´istituzione solo 3 mesi, in quanto poi mi sono traferita a Londra.

Nel qual caso qualcuno fosse interessato a leggere la mia tesi, posso essere contattata a questo indirizzo mail: paola.delprato@gmail.com.  Basta scrivere che si é appunto interessati alla tesi, e se si potesse aggiungere anche qualcosa di piú personale, tipo lavoro o corso di laurea e perche´ si é interessati al mondo dell´assistenza all´anziano.

Qui di seguito riporto l´introduzione della mia tesi, in modo tale che vi possiate fare un´idea. Il titolo é “Viandante sul mare di nebbia: Life Skills per la promozione del benessere in RSA”  (Relatore: Prof. Paride Braibanti):

Dalle statistiche Istat risulta che la popolazione italiana sta invecchiando, e inoltre i risultati del censimento dell’anno 2003 mostrano un saldo naturale negativo, in Italia come in Lombardia, il che significa che le nascite sono in diminuzione. La lunghezza media della vita è 77,5 anni e la popolazione ultrasessantacinquenne rappresenta il 18 percento della popolazione. Per il 2030 si prevede che il 27 percento della popolazione avrà più di 65 anni.[1]

Sul territorio bergamasco sono presenti poco più di 80 strutture che offrono differenti servizi per anziani non-autosufficienti, dalla Casa di Riposo al Centro Diurno dove l’anziano viene assistito durante il giorno, ma per il resto della giornata vive ancora presso la propria famiglia. In queste istituzioni l’anziano viene portato nella maggioranza dei casi per trascorrere i suoi ultimi mesi o anni di vita, lontano dal proprio contesto sociale di provenienza ed estraniato dalla società che fino a poco tempo prima lo aveva accolto come cittadino attivo.

Queste strutture nascono per rispondere alle esigenze di anziani soli e delle famiglie, che stanno cambiando radicalmente: al giorno d’oggi si ha “la presenza di aggregati famigliari domestici sempre più ristetti e […] l’aumento delle famiglie monoparentali consiste nella maggiore riluttanza da parte dei figli adulti a vivere con i propri genitori e viceversa”[2]. Se un tempo la tendenza era quella di accudire la madre o il padre tenendoli all’interno del nucleo famigliare, al giorno d’oggi la maggioranza propende a cercare soluzioni alternative che vanno dall’assistenza domiciliare, tramite l’assunzione di una badante, all’inserimento del parente in un’istituzione che provveda alla sua cura.

“Nella società contadina, patriarcale, l’anziano era l’autorità, la saggezza, la giustizia, il modello dal quale tutti dovevano dipendere e che garantiva una forte stabilità familiare. Oggi l’industrializzazione e la modernizzazione hanno separato i nuclei familiari; gli anziani […] spesso si trovano a dipendere totalmente da chi si può occupare di loro. Le città si sono sviluppate sempre più, rendendosi anche meno sicure e meno a misura delle persone più anziane, e l’invecchiamento è passato da essere considerato un’aggiunta di senso e una conquista, a divenire un “problema sociale””[3].

Infatti all’interno della società italiana, fondata su un modello capitalistico, l’anziano è divenuto un peso a livello sociale ed economico, e ancor più colui il quale negli ultimi anni della sua vita necessita di cure mediche costanti. La persona è estromessa dal circolo produttivo e per l’economia entra a far parte di una sottoclasse che non produce più, e consuma poco rispetto agli standard di persone più giovani. Infatti è vero che la persona anziana tende a modificare le proprie abitudini consumistiche con l’avanzare dell’età; non è per niente attratta dallo stile consumistico fondato su modelli di bellezza e di eterna giovinezza proposti dalla nostra società, la quale non è interessata a sviluppare un mercato per persone anziane non-autosufficienti.

“Da molto tempo e in molte sedi ci si interroga sulle possibili dimensioni della qualità di vita della persona anziana. Politica del welfare, ricerca applicata ai servizi sociali, operatori d’ambito, associazionismo non profit e rappresentanze organizzative e di famigliari indagano possibili risposte alla questione, alla ricerca di persosi concreti che restituiscano, se mai si fosse perduta, dignità di vita all’anziano all’interno delle strutture residenziali o semi – residenziali.”[4]

Anche se ci sono questi sforzi, [5] “le persone estromesse dal gioco [del mercato economico[6]] sono anche private di qualsiasi funzione che possa essere immaginata come utile, per non dire indispensabile, al pacifico e redditizio funzionamento dell’economia”. L’anziano entra a far parte di una categoria che può essere definita sotto molti aspetti (economico, relazionale, sociale, affettivo, eccetera) povera, una sottoclasse, come detto in precedenza, un «peso per la società» [7] .

Ora si potrebbe pensare che per salvaguardare i diritti degli anziani basti volgere lo sguardo al Welfare State, creato appositamente per i cittadini in difficoltà. Ma funziona ancora come supporto?

Coburn sostiene che il Neo-liberalismo economico mina  il Welfare State, andando a diminuire il livello di benessere e a minare la salute dei cittadini, come illustra nello schema intitolato “The Class/Welfare Regime Model” (Allegato 1) [8]. In un regime dove la globalizzazione economica e il Neo-liberalismo (nel quale le persone, la loro salute e il loro benessere dipendono quasi totalmente dal mercato economico, avendo quindi un basso grado di decommodification, ovvero l’indice che misura il grado in cui i cittadini possono avere uno standard di vita adeguato indipendentemente dalla loro posizione nel mercato), connessi con il potere del capitale, assumo importanza e forza, cosicché i mercati economici e finanziari ne traggono giovamento, mentre il regime di Welfare ne risente in negativo.

Accade così che il cattivo funzionamento del Welfare va ad aumentare le ineguaglianze, la povertà e rende più difficile a una grande fascia di cittadini l’accesso a numerose risorse sociali; mentre i mercati provocano una diminuzione della fiducia e della coesione sociale. Mercati e Welfare si influenzano ed alimentano a vicenda. Infine Welfare e mercati vengono direttamente condizionati dalla globalizzazione, dal Neo-liberalismo e dal potere del capitale.  Tutto questo porta a una diminuzione del livello di salute nei cittadini e del loro stato di benessere, influenzati anche dalla diminuzione della ricchezza economica.

Come sostiene Coburn “[…] different welfare regimes and rising inequalities of various kinds have important implications for health inequalities within nations since social inequalities of many kinds are related to health status differences. In general the higher a group’s Social-Economic Status or income, and, it is assumed the lower forms of inequality, the higher its health status. […] Despite ‘expanding economies’, health inequalities have increased.”[9]

Benché l’Italia non sia un pieno regime Neo-liberale, ma venga inserita in un gruppo intermedio definito dall’autore Conservatore o Famigliare, caratterizzato da schemi di classe sociale, un’assicurazione di base e un considerevole affidamento sulla famiglia per offrire un supporto, la teoria di Coburn si adatta alla situazione che stiamo vivendo e giustifica l’esclusione dell’anziano non-autosufficiente dal fulcro della società.

Ma, come detto in principio, anche in Italia si sta assistendo a un cambiamento del nucleo famigliare; la famiglia non si fa più carico come una volta dei propri cari anziani o che necessitano di cure, ma tendono ad affidarli a servizi esterni, che vanno ad assumere sempre più importanza. Questi creano però molta confusione nel famigliare, nonché dei sensi di colpa per aver affidato il parente ad un’istituzione. Inoltre la politica del welfare non viene più in loro aiuto e sono colpiti anche dal punto di vista economico.

La confusione però non è solo dei famigliari come vedremo. E’ molto difficile anche per l’operatore sociale sapersi muovere all’interno e all’esterno dell’organizzazione e valorizzare il suo lavoro. Inutile dire che anche l’anziano è spaesato di fronte alla nuova situazione che si è andata a creare. Cercare di dissolvere questo senso di smarrimento è difficile ma importante. Si deve però partire dalle risorse che già si hanno e non attendere che piovano del cielo degli aiuti.

Per questo ho deciso di utilizzare per il titolo del mio elaborato un quadro di Caspar David Friedrich, artista romantico che ha operato in Germania a cavallo tra il ‘700 e l’800. “Viandante sul mare di nebbia” vuole simboleggiare il percorso ricco di difficoltà e lo smarrimento:

  • Delle Case di Riposo a livello organizzativo e culturale all’interno di una società che chiede loro di minimizzare i costi e massimizzare l’efficacia, portandole molte volte a dover sottostimare gli effetti positivi di una buona rete sociale;
  • Dell’anziano inserito in Casa di Riposo e privato del suo ambiente, dei suoi punti di riferimento, della sua piena autonomia, dei suoi diritti;
  • Dei famigliari dell’anziano;
  • Degli operatori, soprattutto sociali sociali.


[1] Istat, Annuario statistico italiano Istat, 2002

[2] GOODY Jack, La famiglia nella storia europea, Laterza, Bari, 2000 p. 281

[3] AA.VV., Dare vita agli anni, Mc Graw Hill, Milano, 2003 pp. 52-53

[4] FRANCHINI Roberto, La figura dell’animatore nelle strutture per anziani, Franco Angeli, Milano, 1999 p. 99

[5] BAUMAN Zygmunt, La società individualizzata, Il Mulino, Bologna, 2002 p. 99

[6] Mia precisazione

[7] BAUMAN Zygmunt, Ibidem

[8] COBURN David, A brief response, in Social Science & Medicine, Numero 51, 2000 Figure 2

[9] COBURN David, Ibidem p. 1121

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6 thoughts on “La mia esperienza

  1. Paola, ho letto il tuo blog e mi piacerebbe un sacco conoscerti! sono studentessa in scienze dell’educazione, a breve iniziero’ tirocinio in una casa di riposo. Ho una maggiore propensione e sensibilita’ verso la dimensione dell’anziano, del suo tempo, dei suoi ricordi, esperienze, attese e silenzi, paure e desideri.
    E’ proprio vero che “il vecchio” non ha piu’ quel ruolo importante, intriso di rispetto e saggezza, di un tempo. Ecco forse la sfida che noi (futuri) educatori dobbiamo cogliere: riappropiarci di nuovo dell’importanza dell’anziano nella societa’, e non vederlo solo come qualcosa di rotto, da buttare, a fine vita, un peso.
    Ti leggero’ molto volentieri.
    Buona serata!
    Margherita
    PS: scusa gli accenti sbagliati ma ho una tastiera americana fastidiossima 🙂

  2. L’anziano sono io, mi chiamo Renato, ho 83 anni, godo di una buona salute e, leggendo di geragogia , psicologia dell’anziano e via discorrendo plaudo a quanto affermato da voi addetti alla …longevità ! Occorre però che l’anziano, intendo egli stesso, sappia quanto lo star bene dipenda da lui, dal tutelare la propria autosufficienza mostrando la propria consapevolezza quando siede a tavola, quando non beve (acqua) perchè non avverte più la sete, quando poltrisce e passa sempre più tempo alla televisione, quando non cerca più l’occasione del vivere il sociale…. in una parola “saper invecchiare” Forse questo andrebbe insegnato fin da bambini ? Complimenti per la vostra opera e un caro saluto a tutti !

    • Caro Renato,

      Prima di tutto grazie! È bellissimo vedere un 83enne lasciare un commento su wordpress! Non è da tutti. Concordo pienamente sul fatto che si dovrebbe “saper invecchiare” e lo si dovrebbe sempre ricordare, fino a quando si può naturalmente. Mi ricordi tanto mia nonna. Anche lei ha saputo invecchiare bene tenendosi sempre attiva fino a quando ha potuto! Un esempio che mi ha insegnato molto!
      Un saluto,
      Paola

  3. articolo meraviglioso.complimenti! io lavoro in una casa di riposo nella bergamasca, 22 ore, da 4 anni ormai, con contratto a progetto. per ora va bene così! al posto che non lavorare o lavorare per grosse cooperative, va bene anche questa formula.
    sono felicissimo del lavoro che svolgo, ho 32 anni e spero di poter svolgere questa mansione per ancora un pò di anni. vado al lavoro sempre motivato e ogni giorno è una nuova sfida.
    ciao

    • Complimenti Alberto! Sarebbe fantastico avere piú gente appassionata come te al mondo della pedagogia dell´anziano!=) In bocca al lupo!
      Ciao Paola

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